Gli Action Dead Mouse presentano il nuovo album “IL CONTRARIO DI ANNEGARE”

Il 5 Aprile 2019 è uscito il nuovissimo album degli Action Dead Mouse, trio bolognese post-hardcore già all’attivo da diversi anni. L’album, dal titolo IL CONTRARIO DI ANNEGARE, è stato registrato in diretta e mixato da Enrico Baraldi al Vacuum Studio e al Waiting Room Audio di Bologna alla fine del 2018. Lo ha masterizzato Claudio Adamo alla Fonoprint a gennaio del 2019 a Bologna.

Per sapere un pò di più di come è nato l’album abbiamo fatto qualche a domanda a Filippo, voce e chitarra della band.

Floppy Dischi: Ciao Filippo e benvenuto su floppydischi.it!
Filippo: Ciao ragazzi!

FD: Ormai calcate la scena underground italiana già da qualche anno. Ci potete raccontare la vostra storia e di come siete arrivati a questo nuovo album?
F: Intanto, lasciatemi dire che siete stati dei signori a scrivere “da qualche anno” e non “da troppi anni”. Senza dilungarmi oltre sull’usura che tutto ciò comporta, la nostra storia credo sia abbastanza noiosa, quindi ti dirò solamente che stiamo tutti e tre a Bologna e dintorni, che ormai suoniamo insieme da una vita e che fuori dalla sala prove ci vediamo pochissimo. Forse è per questo che siamo ancora vivi, nonostante “IL CONTRARIO DI ANNEGARE”, che – per rispondere alla seconda parte della domanda – è stato davvero un parto, una di quelle cose che sembrano non dover succedere più per una serie infinita di motivi previsti – tipo i figli o il lavoro – e imprevisti – tipo la mano di un batterista che finisce sotto un tombino di un miliardo di chili. A dirla tutta, eravamo già pronti a registrarlo più di un anno fa. E invece eccoci qua.

FD: Qual è il significato del titolo “IL CONTRARIO DI ANNEGARE”? C’è un filo comune che lega i pezzi?
F: Avevo una lista di titoli salvati in un anno su una bozza di gmail ma alla fine non ne ho usato nessuno. Ho scelto IL CONTRARIO DI ANNEGARE perché non è semplicemente galleggiare ma credo racchiuda tutto quello che fai per cercare di non affondare definitivamente, è un po’ un dibattersi compulsivo, cercando di trovare un appiglio che magari non c’è nemmeno. Forse è un concetto legato a quello dell’ostinazione, che infatti – come si legge all’interno del disco – è l’entità alla quale abbiamo dedicato l’album. Rispetto al filo conduttore, c’è sempre l’acqua, che è una mia ossessione, ma anche un allargamento geografico della metafora relazionale, che prima era contenuta nella casa e poi nella città. Questo, naturalmente, senza che me ne rendessi conto davvero fino a quando non ho messo in fila i testi, mi ha portato a usare molte immagini geopolitiche e riferimenti connessi all’ambiente e ai disastri ecologici di cui ci stiamo rendendo protagonisti. In PACIFICO, si parla delle 5 isole scomparse nell’Oceano. Ne I PLANISFERI DELLE SCUOLE, di confini ridefiniti dalle guerre e di progressive trasformazioni climatiche. In PARLARE NEL SONNO, di continenti alla deriva divisi dal mare. Insomma, forse c’è una specie di tema latente e involontario che paragona le tragedie personali a quelle ecologiche universali.

FD: Con il brano “Rimini” ovviamente ci sentiamo chiamati in causa; la frase “Tanto, ormai, cercarci è come perdersi a Rimini, in direzioni opposte sullo stesso lungomare” ormai ci è entrata nelle vene. Com’è nato questo pezzo?
F: Mi piace che RIMINI sia emersa nonostante la decisione di metterla come ultimo brano del disco, visto che – come ho già avuto modo di dire – gli ultimi pezzi, specie se sei un ascoltatore da Spotify o Apple Music, sono sempre quelli che ti fili meno. Per venire alla genesi, è semplicemente una cosa che è successa. Ero andato a Rimini a trovare una persona a cui tengo molto. Quando sono arrivato, a bordo di un regionale che è sistematicamente in ritardo patologico, ho scoperto che l’appartamento che avevo affittato era al 24esimo piano del famoso grattacielo, alla base del quale c’era e c’è tuttora un negozio di cinesi che in quel periodo molto post-Notte Rosa aveva ancora in vetrina solo abiti e cappelli rosa. Questa persona e io ci siamo dati appuntamento per la sera in un punto del lungomare, dalle parti di un Bagno di cui ora non ricordo il numero. Dopo aver inserito la posizione sul navigatore, ho rimesso con una certa presunzione il telefono in tasca e ho cominciato a camminare ma dopo mezz’ora mi sono reso conto che stavo andando esattamente nella direzione opposta rispetto a quella corretta, perché il lungomare ha lo stesso nome e i numeri degli stabilimenti evidentemente si ripetono. Quindi, questa è un po’ la cosa. Ci siamo cercati per tutta la sera in un fazzoletto di sabbia e cemento, trovandoci solo dopo un bel po’ di tempo. Tra l’altro, era un periodo di bassissima – direi depressa – stagione e la città era vuota. Il che riportava tutto a un clima di desolazione davvero pertinente a come mi sentivo io, nella mia vicenda personale. E per come ci sentivamo sia io che lei, sullo stesso lungomare, sullo stesso vuoto. Poi, anche in questo caso, ci sono altre immagini quotidiane come quella del cane che gira intorno sul pavimento – almeno, il mio lo fa, poverino – o legate a una sorta di semplicistica geografia infantile, come quella della Cina raggiungibile attraverso un buco scavato sotto i piedi, che porta in un luogo dove tutto è al contrario.

FD: Quali sono le vostre influenze?
F: A parte ricordare che Luca, quando lo abbiamo raccolto dalla strada, ascoltava molto blues ed era un grande fan dei Tool e che ho conosciuto Manu come un patito dei Pinback, posso rispondere per me, che ho una valanga di scheletri nell’armadio ma ribadirò solo di aver cominciato action dead mouse per plagiare – senza mai riuscirci – i Seidenmatt, visti a Ferrara in una data con Settlefish e Appleseed Cast (che hanno fatto dei dischi giganteschi). Nel frattempo, ho ascoltato molto gli At The Drive In e roba simile ma non mi considero un esperto di post-hardcore o emo. I FBYC e Jacopo in particolare mi hanno fatto capire che è bello dire le cose nella propria lingua, anche se li ho scoperti all’epoca dell’ultimo disco in inglese. In questo periodo però ascolto molto hip-hop. Infatti, se ci fosse un MC disponibile, fare un disco rap non mi dispiacerebbe.
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Prodotto da To Lose la Track, Floppy Dischi, E’ un brutto posto dove vivere e l’etichetta indipendente francese Ideal Crash, è uscito su tutti i principali digital store e in formato vinile + CD sul nostro store.

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