Interviste a 8 bit: Fabio Patrone (S T. E L V I O)

ST.ELVIO è il nuovo progetto di Fabio Patrone (ex CRTVTR), un’avventura solitaria iniziata timidamente, frutto di una pausa meditativa dopo anni di tour, di live e di viaggi sudati, un risveglio dalla frenesia, l’inquietudine dopo la tempesta.
Il disco d’esordio, Grief Porn, è uscito il 22 Novembre 2019 su tutte le piattaforme digitali per Floppy Dischi, Marsiglia Rec, Dreamingorilla Rec., Dotto, General Soreness, Non Ti Seguo Records, QSQDR, Burning Bungalow, Taxi Driver, e presto anche in versione fisica in formato CD.

Gli abbiamo fatto qualche domanda, per sapere un pò di più com’è nato il progetto, di quelli che sono i concetti presenti nel disco e della scena underground genovese.

Ciao Fabio e benvenuto sul blog di Floppy Dischi!
Ciao 🙂

Com’è nato il progetto S T. E L V I O? La tua precedente esperienza con i CRTVTR, oltre che a scegliere nomi impossibili da cercare su internet, che cosa ti ha lasciato di più?
Ah ah ah, quanta ragione in così poche parole! Con i CRTVTR ho suonato più di dieci anni e ho avuto la fortuna di suonare in tre continenti e di raccogliere esperienze pazzesche che mai avrei pensato di vivere. Quello che sono musicalmente e umanamente deriva necessariamente dai tre dischi e le centinaia di concerti in giro con Cesare, Joe e Fish. Quello che mi porto dietro dall’esperienza CRTVTR è senza dubbio l’etica DIY e la voglia di fare musica indipendentemente dalle mode o dall’hype.

I concetti espressi in Grief Porn non sono tanto abituali. Puoi spiegarci bene a cosa ti ha portato scrivere questo concept album?
Il tema cardine del disco è la cosiddetta “pornografia del dolore”, ovvero quella sorta di attrazione che proviamo nell’assistere alla tragedia altrui. Oltre alle mie riflessioni e situazioni personali questo disco nasce da due esperienze: la lettura di “The visiting privilege”, raccolta di racconti di Joy Williams che mi ha davvero fatto riflettere, e l’ascolto di due dischi, “A Crow Looed at Me” di Mt. Eerie e “Stage Four” dei Touché Amoré. Distanti per forma e intenzioni, tutti e tre affrontano il tema del dolore e del lutto in modo così palese ed esplicito che ne sono rimasto abbagliato. Ci ho rimuginato su e mi sono chiesto: perché siamo così attratti dal dolore degli altri? È soltanto una strana e perversa forma di empatia o c’è di più? Ecco, i miei due cents sono che sì, c’è di più: il dolore degli altri ci fa sentire superiori, ci allontana dalla nostra tragedia personale e, soprattutto, ci rende in un certo senso giustificati a dire: “ci sono passato anche io”, “vedrai, passerà” e altre assurde banalità del genere.

Parliamo un po’ della scena musicale underground dalle parti di Genova. Com’è la situazione attuale?
Senza dubbio da dieci anni a questa parte la situazione è mutata (e non mi pare in meglio) ma per fortuna ci sono sempre persone che hanno voglia di organizzare concerti e produrre dischi. Ci sono spazi che ci permettono di ascoltare un sacco di musica figa, e tante piccole realtà che resistono all’impoverimento culturale collettivo che domina il nostro paese. Tutto sommato ritengo che noi genovesi possiamo ritenerci fortunati (anche se non smetteremo certo di mugugnare).

Ultima domanda: buoni propositi per l’anno nuovo?
Lo so che sembra un po’ azzardato a dirsi dato che stiamo stampando giusto ora le copertine di Grief Porn… ma nel 2020 voglio far uscire due ep, di cui ho già scritto i pezzi. Anche questi saranno due concept: 4 songs about dogs (and other beings we care about) e 3 songs about outer space (and other events we do not understand). Il primo avrà come tema il rapporto tra noi e gli altri, mentre il secondo analizza il nostro sentirci al centro dell’universo, pur essendo poco di più di una manciata di atomi.